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giuseppemondi.com

Lo avevo in mente da un po’, piano piano lo sistemerò con altre immagini e altri progetti ma intanto è on line: www.giuseppemondi.com

Il Mucchio n° 704

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il mucchio 704 il mucchio 704

Questo mese trovare due mie foto (Meg e Colapesce) sul numero n°704 del Mucchio in edicola, su iPad e PDF

Nicolas Tikhomiroff – Conta solo l’impatto dell’immagine.

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Nasce a Parigi nel 1927.

Nel 1950, dopo aver lasciato l’esercito, trova lavoro nella camera oscura di un fotografo di moda.

Nel 1956 incontra il giornalista francese Michel Chevalier con il quale nascerà un sodalizio umano e professionale molto forte che porterà alla realizzazione di vari reportage in Unione Sovietica, in Africa e in Medio Oriente.

Nel 1959 entra a far parte di Magnum Photos.

Tikhomiroff si è ritirato dall’attività professionale nel 1987.

http://todayspictures.slate.com/20110907/images/PAR40222.jpg

Lui si racconta così:

“la fotografia è un occhio extra (e il più importante). Non sono una persona di parole e ho sempre cercato di aggiungere alla realtà un personale sguardo filtrato per non cadere nella piena riproduzione.

Per oltre cinquant’anni la fotografia è stata per me il complemento della parola, più precisa e più complessa.
La lingua parlata può variare nel tempo; una foto, no, rimane sempre la stessa. 
Può avere diverse versioni secondo l’umore e lo stato d’animo del fotografo.

La fotografia deve essere il risultato di un’emozione, di un lampo di lucidità o di un momento di amore o tristezza.

I numerosi conflitti armati ai quali ho partecipato e che ho fotografato mi hanno causato un odio profondo per la violenza e l’intolleranza.
Per questo fotografo solo ritratti, paesaggi e nudi.
Quanto alla tecnica (perfezione della stampa, inquadratura impeccabile), per me è secondaria.
Conta solo l’impatto dell’immagine.

http://1.bp.blogspot.com/_tvDA9OuLhJM/TCzuG6Uj8nI/AAAAAAAABHQ/G_w77M6ipfQ/s400/NicholasTikhomiroff-JaneSerge-Cerru.jpg

http://24.media.tumblr.com/tumblr_lknndf78Z71qcmo9qo1_500.jpg

http://mediastore4.magnumphotos.com/CoreXDoc/MAG/Media/TR2/f/6/1/c/PAR196823.jpg

Abbas

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Abbas, iraniano, nato fotografo. 

Praticamente tutte le biografie che raccontano la vita di questo fotoreporter esordiscono così. Possiamo già capire da questo incipit l’importanza che ha la fotografia per questo fotoreporte.

Abbas si racconta così:

“La mia fotografia è una riflessione che prende vita nell’azione e conduce alla meditazione.
La spontaneità – il momento sospeso – interviene durante l’azione, nel mirino.
La precede una riflessione sul soggetto. La segue una meditazione sulle finalità, ed è qui, durante questo esaltante e fragile momento, che si sviluppa la vera scrittura fotografica, mentre si mettono le immagini in sequenza.
Per questo è necessario lo spirito di scrittore.
Forse che la fotografia non è scrivere con la luce? Con la differenza che, mentre lo scrittore è padrone della sua parola, il fotografo è posseduto dalla sua fotografia, dal limite imposto dal reale, che deve trascendere se non vuole diventarne prigioniero.

Quanto alla fotografia, per me è naturale vedere in bianco e nero.
Il mondo può essere colore ma il bianco e nero lo trascende. Quando lavoro spengo l’interruttore e mi ritrovo in uno stato di grazia.
Comincio a vedere in bianco e nero. Qualsiasi tono di colore io lo traduco in toni di grigio, nero e bianco.
Ti consente di lavorare con i colori della realtà, lavori davvero con altre cose.

Ero solito descrivermi come fotogiornalista e ne ero molto orgoglioso. Si trattava di scegliere se pensare a se stessi come fotogiornalista o come artista.
Non era per umiltà che mi chiamavo fotogiornalista, ma per arroganza.
Pensavo che il fotogiornalista, fosse superiore.
Oggi non mi definisco più fotogiornalista, perché, sebbene usi le tecniche di un fotogiornalista e le mie foto vengano pubblicate su giornali e riviste, mi dedico alle cose in profondità e per lunghi periodi di tempo. I miei progetti possono durare cinque anni, o sette come nel caso del progetto sull’Islam. I miei libri sono la mia espressione. Assomiglia più a lavoro di uno scrittore che a quello di un fotogiornalista”

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Altre immagini qui

The USB Typewriter

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Seconda vita per le bellissime Olivetti?

 

 

L’11 settembre di Thomas Hoepker

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Questa immagine su scattata da Thomas Hoepker (Magnum Photos) nel 2001 ma fu pubblicata solo 5 anni dopo.

Potete leggere 3 interessanti articoli che parlano di questa foto che sicuramente ha fatto e continuerà a far discutere molto qui (inglese), qui (inglese) e qui (italiano).

Cornell Capa

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Cornell Capa nasce in Ungheria nel 1918, col nome di Kornel Friedmann da una famiglia ebrea, nel 1936 raggiunge a Parigi il fratello Endre, meglio noto come Robert Capa.

 

Cornell Capa si racconta così:
“Il fotogiornalismo di documentazione è sempre stata la mia principale preoccupazione.
Nella sua radice greca, la parola fotografia significa scrittura con la luce e io mi sono sforzato di scrivere con la luce, di informare,  di illuminare, di essere corretto, ma sempre con passione e profonda comprensione.
Ho sempre pensato a me stesso non come a un reporter ma come a un commentatore, un narratore visivo la cui integrità personale è vitale. Ho sempre cercato di essere un testimone credibile, uno che s’interessa a ciò che gli accade intorno, e il mio obiettivo è di condividere queste mia visione con il mondo”

 

“Il mio lavoro più incisivo si rivela nei gruppi di fotografie che, tutte insieme, raccontano una storia. Le mie foto sono le parole che formano frasi che a loro volta formano delle storie…Io spero che le mie foto possano avere sentimento, una buona composizione e a volte anche bellezza – ma la mia preoccupazione principale è la storia e non la possibilità di raggiungere un qualche livello artistico in una singola foto

 

L’idea che le fotografie possono non essere un’interpretazione personale è una follia! 
Io vedo qualcosa; mi passa attraverso gli occhi, il cervello, il cuore, le viscere. Sono io che scelgo il soggetto. C’è qualcosa di più personale di questo?”

 

Le immagini realizzate con passione e verità sono potenti come possono esserlo le parole.
Se da sole non riescono ad apportare cambiamenti, possono almeno diventare una sorta di specchio per comprendere le azioni dell’uomo, dando forma alla consapevolezza umana e risvegliando le coscienze.”

 

“Sono fortunato a esser nato nel mio tempo, aver avuto i miei genitori e un fratello come Robert Capa. E sono grato a tutte quelle fantastiche persone che ho incontrato lungo la mia strada e che mi hanno dato grandi opportunità, belle sensazioni e ricordi.”

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